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Santa Barbara

SANTA BARBARA MATERA

La chiesa rupestre di S. Barbara è situata sul costone della gravina ed è raggiungibile da via Casalnuovo all’altezza del numero civico 220, percorrendo una scalinata che vi condurrà all’ingresso della chiesa. Originariamente ubicata fuori dalla città di Matera, ma per lo sviluppo cinquecentesco del Rione Caveoso, con lo scavo di case e cantine, l’ha resa peri-urbana. I lavori di riqualificazione dell’insediamento hanno  portato alla luce una serie di sepolture, scavate nel masso calcarenitico, poste ai margini del piccolo sagrato della chiesa, e una cisterna rovinata. Sulla piccola facciata della cripta è presente una sorta di protiro, costituito da due semicolonne, con capitello trapezoidale appena, dove è collocata la porta di ingresso alla chiesa; mentre a destra un altro ingresso conduce alla “cella del custode”. Dalla porta di ingresso si accede ad un nartece, sulla cui sinistra è posto un piccolo ambiente, che conduce alla chiesa vera e propria, costituita da un’unica aula a forma trapezoidale con la funzione di oratorio, infatti lungo la parete è visibile la banchina, separato dal bema mediante un’iconostasi alleggerita da bifore. Dall’oratorio è possibile accedere ad un altro ambiente posto a destra della cripta, comunemente identificato come cella del custode. Le pareti dell’aula sono scandite, lato destro, da due arcatelle cieche separate da un pilastro rastremato con collarino e piccolo capitello trapezoidale, dove nell’ultima quella addossata all’iconostasi è presente l’ambone. Sul lato sinistro, invece, altre due arcatelle cieche alleggeriscono la parete, e presentano graffite una serie di croci greche e patriarcali. Mentre sul soffitto due cupole, la prima con diametro doppio rispetto alla seconda, per ristabilire l’effetto ottico dovuto alla pianta trapezoidale della chiesa. Elemento di pregio è l’imponente iconostasi o templon alleggerita da due fornici posti ai lati dell’arco di accesso al bema, resi eleganti dalla presenza di rozzi piastrini terminanti con semplici capitelli. Il bema, è diviso in tre parti a differenza dell’ufficio liturgico o funzione che svolgeva: la prothesis, il diackonicon e l’abside.

chiesa santa barbara matera

A sinistra, si accede alla prothesis luogo in cui si conservavano le sacre specie, preparate nella parte iniziale della messa, che probabilmente, data l’ampiezza, ha svolto anche la funzione di diackonicon , con abside e banchina bassa per poggiare la suppellettile liturgica. L’abside, all’interno del quale è presente l’altare, si presenta molto rifinito, con al centro una nicchia a doppio profilo che serviva per poggiare un’icona, mentre sulla destra una nicchietta per poggiare dei lumi o elementi liturgici. La chiesa di S. Barbara, dall’analisi degli episodi architettonici presenti, può essere definita una cripta bizantina, ma permane il problema della datazione, dove neanche la decorazione pittorica presente che risale ai secoli XV-XVI, può risolvere quella relativa allo scavo. Da ricordare che il periodo bizantino di Matera si protrae dall’ultimo quarto del IX sec. alla metà dell’XI , ma per quanto riguarda la conservazione degli elementi stilistici, artistici ed architettonici permane fino al XIII sec. Difficile, quindi, il tentativo di datare in maniera assoluta questa chiesa e in generale altre dello stesso periodo, in quanto per tutta l’area pugliese e anche per Matera non ci sono fonti archivistiche che attestino la presenza di eremi, lauree e cenobi rupestri bizantini, al contrario della Lucania storica. Molti storici hanno cercato di datare le chiese rupestri facendo dei confronti con edifici della Cappadocia, che presentano analogie architettoniche simili a quelle delle cripte materane, non raggiungendo gli obiettivi prefissati. Lo scavo della chiesa rupestre di S. Barbara potrebbe essere avvenuto tra il IX e il X sec. Al contrario di quello che la tradizione storiografica locale ha riportato, l’apparato decorativo pittorico della chiesa, costituito da un’immagine della Madonna con Bambino e cinque pannelli che rappresentanola Santa a cui la chiesa rupestre è dedicata, è databile al XV-XVI sec., anche se un piccolo lacerto antecedente a questa datazione, affiora sull’iconostasi accanto alla testa della Madonna e, in alto a sinistra, si intravedono gli occhi e il naso di un Santo. Sulla parte sinistra dell’iconostasi sono visibili i riquadri affrescati della Madonna col Bambino, Santa Barbara e una scena di vita contadina riferibile alla Santa.La Santa Barbara si presenta con capelli biondi, impreziositi da un diadema, con nimbo di color arancione decorato con perline bianche. Interessante l’epigrafe in caratteri gotici “SCTA BARBARA”. La veste bianca, coperta da un manto rosso, con la mano che regge la palma del martirio e con l’altra la torre, dalle tre finestre, simbolo della Trinità, nonché simboli canonici dell’iconografia della Santa.

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L’altro pannello,la Madonna e Bambino, presenta un biondo bambino nell’atto di donare una rosa alla Madre, identificata come “Madonna del fico”, per il frutto che reca in mano, veste un sontuoso abito articolato nelle decorazioni. Entrambi questi pannelli, insieme alla scena bucolica dei pastori, molto realistica, che probabilmente si riferisce alla agiografia di Barbara, dove un pastore indicò al padre della Santa il luogo in cui si era nascosta, dopo essere fuggita dalla torre, possono essere datati al XV sec. sempre sull’iconostasi, a destra, sono presenti altre immagini di S. Barbara di XVI sec., eseguite probabilmente da mano diverse, stilisticamente più semplici e meno regali, realizzate da committenti (vedi l’epigrafe “F.F. BENEDICTVUS”) per devozione; oppure la stessa data 1528, apposta sulla cornice che circonda l’affresco meglio conservato. Sulla parete di destra, vicino l’iconostasi, un'altra immagine della Santa, con manto rosso e veste giallo-ocra, reca in mano una torre simile a quella del Castello Tramontano di Matera. Un’altra S. Barbara è affrescata sulla parete di sinistra, sopra l’inizio della banchina, simile al pannello che vedela Santa con i pastori.