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Santa Maria de Armenis

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La chiesa di S. Maria de Armenis è ciò che resta di un altro insediamento benedettino a Matera. Alcuni cronisti locali, tra cui il Protospata, riportano la notizia della presenza di monaci benedettini sin dal 1093 e della visita a Matera di Papa Urbano II che ivi ha soggiornato. Altri autori, invece, ritengono che i benedettini si siano insediati in una chiesa preesistente, scavata da popoli armeni che erano presenti nella regione sin dal VI sec. d.c., così come ricordato dall’intitolazione. Rimangono comunque poche le notizie d’archivio a nostra disposizione, alcune controversie tra Abati e cittadini, per aver edificato abusivamente nelle proprietà pertinenti al monastero, ed una riguardante l’Abate Pietro de Querciis (1507-1520) che ha fatto costruire un altare in tufo intagliato, una statua della Madonna con Bambino per la chiesa del monastero, che nel 1776, sono state trasferite da Mons. Francesco Zunica nella chiesa del Carmine inglobata in Palazzo Lanfranchi, oggi sede del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Basilicata.

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Altre notizie sulla chiesa, prima della soppressione operata da Mons. Del Ryos nel 1684, quando tutte le proprietà passano al Seminario Vescovile, sono riportate nella Sacra Visita di Mons. Saraceno del 1543 che definisce la chiesa di S. Maria de Armenis “ben accomodata…”. La chiesa diviene sede della Confraternita di S. Francesco da Paola, allorché alcune famiglie nobili materane, tra cui i Malvinni, realizzano all’interno della chiesa degli altari per la devozione al santo.La Confraternita abbandona la chiesa nel 1774, spostandosi nel nuovo edificio appositamente costruito al Piano, nei pressi di Piazza Vittorio Veneto; essa viene trasformata in civile abitazione comportando una serie di manomissioni all’impianto monastico. La chiesa, infatti, è a navata unica costruita, coperta da volta a botte, con un grande arco ribassato che divide l’aula dalla zona presbiteriale con copertura a cupola. A destra e a sinistra dell’ingresso sono presenti una serie di vani quadrangolari e sulle pareti una sequenza di affreschi molto rovinati. Interessante la facciata, di chiara ispirazione romanica, articolata con archetti ciechi su lesene e sull’architrave della porta d’ingresso, l’epigrafe con l’intitolazione della chiesa.