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Santa Maria de Idris

SANTA MARIA DE IDRIS

 Madonna de Idris Matera

La chiesa di S. Maria de Idris è ubicata nel Sasso Caveoso, in una posizione centrale, su uno sperone roccioso, sormontato da una croce ricordo delle Missioni Paoline del 1937. La chiesa è raggiungibile da via B. Buozzi percorrendo una gradinata che si insinua tra le abitazioni, che raggiunge la sommità dello sperone roccioso. Raggiunta la sommità, una piccola porta, sormontata da una lunetta ormai abrasa dal tempo e dall’uomo. La chiesa si presenta ad un unico ambiente (navata) irregolare, con una parte costruita voltata che si poggia sul masso calcareo. È dedicata alla Madonna de Idris, probabile traslazione dal greco ad indicare Odigitria, “colei che guida nel cammino”, o come comunemente è conosciuta dalla popolazione locale, Madonna del Litro, per la presenza di due mezzine, (contenitori di acqua), ai piedi della Madonna. All’interno, oltre ad un moderno altare, datato 1807, si vedono una serie di affreschi, databili al XVI sec., che coprono la facciata, molto rovinati da graffiti ed iscrizione prodotte da vandali. Sono visibili: un S. Michele Arcangelo nell’atto di calpestare il demonio; nell’intradosso dell’arco una Madonna orante, rivolta verso la colombina dello Spirito Santo che discende dal lato destro; una tempera raffigurante la Madonna de Idris, un S. Eustachio rivolto verso il cervo tra le cui corna vi è la croce; una Natività e S. Antonio da Padova. All’interno della cappella di destra, sulla roccia, una crocifissione che presenta sullo sfondo una città rinascimentale.

 

S. GIOVANNI IN MONTERRONE

 

L’accesso originario alla chiesa è ubicato all’esterno del Monterrone, anche se attualmente il tutto avviene dalla porta presente di fianco all’altare principale della chiesa di S. Maria de Idris, che comunica attraverso un piccolo corridoio alla ex chiesa parrocchiale di S. Giovanni in Monterrone, dove è presente un riquadro affrescato con il Precursore. Proseguendo, sulla destra, campeggia in una lunetta, posta su un ambone, un Cristo Pantocratore, databile al XIII sec., benedicente con la mano destra, con i volumi della legge nell’altra, sul quale è riportata un’epigrafe: MUNDI SALVATOR SIMUL ET LUCIS AMATOR. Sul fianco laterale è posto l’affresco di un santo monaco, con saio e cappuccio, il volto scarne, con barba e baffi, non identificabile per la mancanza dell’epigrafe che riporta il nome. Di fronte, nell’intradosso di un arco campeggia la figura di S. Nicola, contrassegnata dall’epigrafe S. NICOLAUS, veste abiti vescovili, il volto con lumeggiature bianche che evidenziano le rughe, e l’affresco molto rovinato dell’Arcangelo Michele, di cui si legge a malapena l’epigrafe. Le figure si presentano nella loro staticità, nell’assenza di profondità, con vivido rimando allo stile bizantino. Poco oltre, si è nell’aula della chiesa, con presbiterio rialzato, dalle pareti affrescate, alcune in pessimo stato di conservazione, altre con Santi non identificati. Sulla parete di destra un riquadro con la figura di S. Giovanni Battista riconoscibile dal piccolo agnello pasquale con vessillo, affiancato da S. Giovanni Evangelista, riconoscibile dal calice e serpente che trattiene nella mano, databile al XVI sec. d.c. Erroneamente, la tradizione storiografica locale, aveva visto in questi personaggi la figura del Cristo affiancato da S. Agnese. La stessa cripta, infatti, è dedicata a S. Giovanni oppure con una nuova rilettura potrebbe essere attribuita ai SS. Giovanni. In questa parte della chiesa la stratificazione degli affreschi è tale da far intravedere sotto il S. Giovanni Battista, un’altra immagine dello stesso Santo, nell’iconografia tradizionale che lo vede coperto dalla pelle del cammello, di cui si intravede il volto e lo sguardo fisso. Di fronte un riquadro dove si intravede la data 1190; un S. Andrea che regge il Bambino, il cui volto, caduto, ha riportato alla luce un volto scarne, emaciato, di un altro santo. Segue l’immagine di un Santo con fluente capigliatura, di un Santo Vescovo di cui si legge un’epigrafe monca, EROM; entrambi i Santi coprono degli affreschi precedenti di cui si vedono le scalpellature per l’attecchimento del nuovo intonaco. Nella nicchia l’immagine di S. Giacomo Minore, S. Pietro e un’Annunciazione databili al XIII sec. Sul lato dell’Annunciazione, un piccolo riquadro con S. Eustachio. In una cappella laterale due affreschi: un Santo nudo, con capelli e barba folta, e un probabile S. Vito in abiti rinascimentali.