Articoli generici

Login Form

Cattedrale

L’edificazione della cattedrale di Matera viene generalmente collocata tra il 1203 ed il 1270 (come sembra testimoniare l’iscrizione che si trova sulla porticina di accesso al campanile: “ Mille ducentenus erat annus septuagenus dum fuit completa domus spectamine leta”). Inizialmente era forse dedicata a Sant’Eustachio, perché parzialmente edificata sull’area che, dalla fine dell’ XI secolo,  ospitò il monastero benedettino di sant’Eustachio e la chiesa contigua (consacrata dal Vescovo di Acerenza Arnaldo nel 1082; a detta di Lupo Protospatario, che ne parla nei suoi Annales, lo stesso Pontefice Urbano II avrebbe visitato la Chiesa in occasione di una sua visita a Matera nel 1092) . La dedicazione originaria era comunque quella a Santa Maria de Episcopio; successivamente (tra la fine del XIV e l’inizio del XV) venne intitolata a Santa Maria della Bruna e poi, probabilmente nel XVII secolo, anche a Sant’Eustachio.

La costruzione della Cattedrale fu motivata dalla elevazione dell’Episcopio di Matera a Sede Arcivescovile in unione all’Arcidiocesi di Acerenza, nell’anno 1203, e va inserita in un più ampio processo di riqualificazione urbana che riguardò la Civita a partire dall’ XI  secolo, con l’edificazione del castrum e del monastero di Sant’Eustachio .

Esterno della Cattedrale

La cattedrale di Matera, edificata in stile romanico - pugliese, è caratterizzata dalla “facciata a salienti”  propria delle Chiese romaniche, nelle quali il profilo della costruzione segue la diversa altezza delle navate. La facciata è dunque scandita da paraste cui si sovrappongono elementi verticali consistenti in colonnine sorrette da telamoni ed animali fantastici. Ai due terzi dell’altezza troneggia lo splendido rosone scandito nello spazio centrale da 16 colonnine ed “avvolto” da due cornici decorate. Intorno al rosone, quattro figure; quella in alto è l’unica di indubbia identificazione: si tratta dell’Arcangelo Michele che uccide il drago. Per le due figure ai lati, che sembrano sorreggere il rosone, si nota una differenziazione nell’abbigliamento: la figura a sinistra ha abiti più modesti rispetto a quella di destra. Ma è il personaggio in basso, in atteggiamento da atlante, ad indossare gli abiti più ricchi, quasi fosse un nobile. È possibile che queste figure rappresentassero le diverse classi sociali del tempo (un artigiano, un ricco ed un nobile); ma potevano anche simboleggiare, così collocate intorno al rosone, la Ruota della Fortuna, e quindi l’instabilità della sorte e l’avvicendarsi imprevedibile dei casi umani.

Al di sopra del rosone, sulla sommità della facciata, un’archeggiatura cieca è scandita da 12 colonnine sorrette da altrettanti telamoni, possibile rappresentazione dei Dodici Apostoli (così come le quattro colonnine, due per lato, su cui poggia l’ultimo elemento laterale dell’archeggiatura, potrebbero rappresentare i Quattro Evangelisti).

Al di sopra dell’architrave dell’ingressi principale vi è una Madonna col Bambino, mentre ai due lati si notano le sculture dei Santi Pietro e Paolo. Più in basso, ai due angoli della facciata, al di sotto delle due monofore che si aprono in corrispondenza delle navate laterali, le immagini di sant’Eustachio (a destra) e di sua moglie Santa Teopista (a sinistra). Le due sculture, come anche quelle di San Pietro e di San Paolo, sono attribuite ad Aurelio Persio, scultore attivo nella prima metà del Cinquecento, o comunque alla sua cerchia.

Il lato meridionale presenta due portoni monumentali. Il primo, detto “Porta di piazza”, è ornato tutt’intorno da motivi vegetali tipici dello stile romanico pugliese. Ai lati, poste su due mensole, le raffigurazioni di due monaci: quello di destra è intento nella lettura, quello di sinistra, acefalo, è raffigurato nell’atto della preghiera. È probabile il riferimento alla regola benedettina dell’ ”Ora et labora”. Nella lunetta soprastante vi è invece un bassorilievo che rappresenta Abramo, padre delle tre grandi religioni monoteistiche, Cristianesimo, Ebraismo ed Islamismo, tutte presenti in città al momento della realizzazione del bassorilievo.

Il secondo portone monumentale si apre al di sotto del protiro ed è detto “Porta dei leoni”, per via dei leoni su cui poggiano le due colonnine che sorreggono, appunto, il protiro e che sembrano li collocati a guardia della fede. L’architrave è invece decorata da pomi e da sei piccole teste, fanciulle o angeli, probabile simbolo di purezza: è chiaro che la simbologia sacra si mescola a quella profana, conferendo ad una serie di immagini una chiara funzione apotropaica. Tra le due porte si apre una finestra finemente decorata con fregi vegetali.    

Di gran pregio anche il piccolo rosone presente sul braccio del transetto e sormontato da un rilievo di Sant’Eustachio che, per le forme piuttosto geometriche, si discosta dalle altre sculture presenti esterne .

Sull’altro alto della cattedrale si apre una porta secondaria, ma di grande valore storico: sembra che fosse la porta attraverso la quale il Conte Giovancarlo Tramontano tentò invano di mettersi in salvo prima che la popolazione materana ponesse fine ai suoi soprusi uccidendolo (29 Dicembre 1514). Una seconda porta, oggi murata, era detta “porta del serpente”, per la figura di serpente che si sviluppa intorno all’arco d’ingresso.

Il campanile è stato modificato nel suo impianto originario, con un successivo intervento che non è possibile collocare con precisione nel tempo: inizialmente terminava a torre, con finestre e bifore; in seguito venne aggiunta la cuspide che ne elevò l’altezza a 52 metri. Non è dato sapere se l’intervento fosse da ricondurre a ragioni estetiche o se invece fosse di tipo funzionale, perché forse la forma a punta consentiva di affrontare meglio condizioni metereologi che avverse, come pioggia o neve.     

Interno della Cattedrale

Se l’esterno conserva per gran parte la sua struttura originaria, l’interno ha invece subito sino all’inizio dell’Ottocento una serie di trasformazioni radicali che ne hanno alterato completamente l’aspetto.

La pianta della Cattedrale è scandita da tre navate e ha forma di croce latina; misura m. 52 in lunghezza, m. 18 in larghezza e m.23 in altezza. Originariamente la pianta era a T, perché terminava laddove oggi sorge l’altare maggiore, davanti al quale era collocato il coro. Ma all’inizio del Settecento la navata centrale venne allungata, sfondando l’abside originaria, per far posto al Coro che, come si è detto, era precedentemente collocato dinanzi all’altare maggiore. Della partizione di età romanica rimangono le dieci colonne che sorreggono le arcate con i loro splendidi capitelli, uno diverso dall’altro, secondo gli stilemi della tradizione romanico – pugliese.

Ma è nel corso del Seicento che avvengono le trasformazioni più radicali: la Chiesa si arricchisce di opere di gran pregio, vengono aggiunti stucchi e decorazioni, corrispondenti allo stile del tempo.  Nel Settecento nuovi ornamenti in stucco d’oro trovano posto sulle pareti e sul soffitto, mentre nel 1719 un controsoffitto ligneo va ad occultare le capriate originarie della navata centrale. Nel corso del XIX secolo poi, sotto il tavolato, verranno collocate tre tele del pittore calabrese Giovanni Battista Santoro [Fuscaldo (CS) 1809- Napoli 1895]: la “Conversione di Sant’Eustachio” e “San Giovanni da Matera” nei medaglioni laterali, la  “Visitazione della Vergine Maria a Santa Elisabetta” al centro. Sulle pareti, al di sotto del soffitto, sempre all’inizio del Settecento, trovarono posto una serie di affreschi, realizzati da Anselmo Palmieri da Polla, e raffiguranti Storie della Vergine.  

In origine la Chiesa era dotata di un solo altare posto nella navata centrale: oggi gli altari sono 12, compreso il maggiore. Frutto di interventi successivi anche le cappelle che ampliano la cattedrale, molte delle quali vennero eliminate nel corso del Settecento (sembra fossero divenute ben 33!).

Il primo altare della navata sinistra, eretto nel 1627, è detto della “ Madonna della Bruna” (inizialmente il culto era rivolta a Santa Maria da Matera; fu Urbano VI nel 1380 ad istituire la Festa in onore della Madonna della Bruna, celebrata ogni anno il 2 Luglio): esso custodisce l’affresco della “Madonna della Bruna”, così detta per il volto scuro oppure con riferimento alla sua funzione di difesa nei confronti della città (dal latino longobardo brunja nel significato di “corazza, armatura”). L’affresco risalirebbe addirittura al 1270, anno in cui la costruzione della Cattedrale venne ultimata.

Il secondo altare della navata sinistra, costruito nel 1939, è invece dedicato a san Giovanni da Matera ed ospita un’urna con le spoglie del Santo, traslate da pulsano a Matera nel 1830.

Il terzo altare, in onore di Sant’Anna conserva una tela raffigurante la “Madonna con bambino e Sant’Anna, con ogni probabilità attribuibile al frate Francesco da Martina attivo nella prima metà del XVII secolo.

Proseguendo verso l’altare maggiore si incontra la Cappella dell’Annunciazione, realizzata nel corso del ‘500 forse da Altobello Persio: splendido esempio di costruzione cinquecentesca con pareti a nicchie e volta a cassettoni. La lunetta superiore ospita una Pietà, probabile opera della architetto e scultore Giulio Persio, figlio di Altobello.           

In fondo alla navata, sempre sulla sinistra, si apre la cappella che ospita lo splendido presepe scolpito in pietra da Altobello Persio e da Sannazaro d’Alessano nel 1534. Sembra dai documenti in nostro possesso che i due scultori fossero autori della cappella stessa. Di gran pregio anche il ciclo pittorico che adorna la volta di questa cappella: si tratta di figure di Sibille e Profeti, da alcuni attribuite a Giovanni Todisco di Abriola, pittore attivo nel XVI secolo. L’altare di marmo è stato aggiunto successivamente, nel 1725. A destra del presepe, al di sopra della porta che conduce alla sagrestia, tre sculture in pietra raffiguranti la Madonna col Bambino e due Santi, attribuite alla bottega di Altobello Persio. A proposito della sagrestia va detto che anche questa fu soggetta ad interventi vari. Inizialmente era addossata all’abside dell’altare maggiore. L’attuale sagrestia venne realizzata nel 1597, sulla parte di terreno destinata al cimitero e confinante con il monastero benedettino di Sant’Eustachio, pian piano occultato dalla costruzione e dai successivi ampliamenti della Cattedrale. 

In fondo al transetto sinistro vi è poi il bellissimo dossale dell’altare di san Michele, opera di Altobello Persio generalmente datata al 1539: decorato con delicati fregi rinascimentali, ospita nelle nicchie la Madonna col Bambino e quattro Santi (San Giacomo, San Simeone, San Giuda e Santa Caterina da Siena), mentre la predella in basso è decorata con un bassorilievo raffigurante l’Ultima cena. Accanto al dossale, sull’architrave della porta di accesso al campanile, compare il distico che fa riferimento alla data di fine costruzione della Chiesa, l’anno 1270 (cfr. sopra).

Alle spalle dell’altare maggiore vi è la splendida pala d’altare realizzata da Fabrizio Santafede, attivo a Napoli, sua città natale, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo: sulla tavola centrale vi è una rappresentazione della Vergine con i Santi Giovanni Battista, Pietro, Paolo, Donato d’Arezzo, Biagio di Sinope e il committente Giovanni Pietro Sanità; la predella è invece costituita di una serie di riquadri, raffiguranti  la Visione di S. Eustachio, S. Caterina, la Caduta di S. Paolo, Salomè con la testa del Battista, la Visitazione, il Martirio di S. Pietro, un Santo Vescovo, S. Giovanni in Oleo. Nell’ovale superiore vi invece una raffigurazione della Trinità.

 

Dietro l’altare maggiore si trova il colo ligneo. Fu realizzato tra il 1451 ed il 1453, come si evince dall’iscrizione posta al di sopra dello stallo riservato al rettore del coro, che reca anche il nome dell’autore, Giovanni Tantino da Ariano Irpino: esso è composto di 50 stalli ed è minuziosamente decorato ad intaglio con motivi vegetali, animali e fantastici nonché con soggetti sacri. Forte appare il legame con la cultura franco-fiamminga nonché con quella catalana, ma anche con i testi miniati del tempo.

 

Per quanto riguarda la navata destra, subito a lato dell’ingresso principale, il meraviglioso Giudizio Universale, unico residuo di una più ampia decorazione pittorica medievale generalmente attribuita a Rinaldo da Taranto, pittore del XIII secolo.

 

Procedendo oltre, al di sopra del primo altare, una “Madonna col bambino e santi” attribuita al materano Giovanni Donato Oppido (1627). Sul cassettone del primo portale di accesso laterale, la Porta di piazza, una “Madonna delle Grazie tra i SS. Ilario e Giovanni da Matera” di Domizio Persio (1592), attualmente in custodia presso il Museo di arte medievale e moderna di Palazzo Lanfranchi. Qui è conservata anche una tela raffigurante “San Gaetano”, opera di Carlo Rosa, pittore pugliese del XVII secolo: la collocazione originaria è sul cassettone del secondo portale, la cosiddetta “Porta dei leoni”, tra il secondo ed il terzo altare.

 

L’ultimo altare a destra ospita infine un Polittico di Vito Antonio Conversi, pittore attivo prevalentemente a Matera nella prima metà del Settecento.