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San Domenico

La chiesa e il monastero sorsero nel duecento sembra per volere di un discepolo di S. Domenico, il quale raggiunse Matera con una lettera nella quale si faceva espressa richiesta della presenza di un ordine Domenicano in città.

Gli fu concessa quindi un’ampia area con giardino in prossimità del Fondaco e lì venne costruito il monastero.

Sicuramente il complesso conventuale occupava gran parte dei locali ipogei sottostanti all’odierna chiesa e al Palazzo del Governo; la chiesa invece ha sempre occupato solo quell’area.

La facciata è l’unico elemento superstite con linee romaniche. Dalla porta d’ingresso si innalzano, su mensole, quattro colonnine per lato, intervallate da eleganti capitelli, le quali sorreggono un arco a tutto sesto che fa da cornice a uno splendido rosone. Le immagini a rilievo raffigurano alcune scene della vita pastorale; nel mezzo, il mistico agnello pasquale dal quale si dipartono 12 raggi, una probabile allusione ai 12 apostoli. Quattro sono le figure in altorilievo che affiancano il rosone, tra cui un telamone in basso che lo sorregge e in alto S. Michele Arcangelo in atto di trafiggere il male.

La struttura originaria della chiesa era ad una navata, ma cresciuta la comunità monastica e quindi le necessità, fu ampliata con la costruzione delle navate laterali, modificando però il fianco destro esterno della chiesa, allora abbellito di una serie di archetti.

Particolare interesse ha suscitato la costruzione della cappella del SS. Rosario, voluta dall’omonima confraternita. I lavori cominciarono nella seconda metà del 1500 con l’aiuto di artisti autorevoli che si prodigarono ad abbellire più possibile la cappella. Un elemento che salta all’occhio è l’arco d’ingresso a tutto sesto, finemente scolpito nel suo intradosso probabilmente dall’abile Giulio Persio (mancano però scritti che lo confermino).

Nel 1700 la cappella viene completamente ripresa: inserite le statue di Santa Lucia a Sant’Agata, 14 tele (ovali) di Vit’Antonio Conversi, autore anche della tela che ha sostituito quella raffigurantela Madonnadel SS. Rosario. La cupola, a cassettoni, è ben visibile anche dall’esterno quale elemento discordante dalle caratteristiche tipicamente lineari del romanico.

La volta, un tempo a capriate, è a botte dalla metà del 1700. Sempre allo stesso periodo risale il rimaneggiamento più importante degli interni: furono aggiunti stucchi che ne cambiarono totalmente l’aspetto.

La chiesa è sicuramente una tra le più ricche in città per la presenza al suo interno di opere di valore. Partendo dalla navata di sinistra, vi troviamo: una tela del Conversi che raffigura l’Annunciazione, una tela di Sarnelli raffigurante la Madonna con Bambino fra S. Vincenzo e S. Giacinto, una bella scultura in pietra dipinta della Madonna della Salute di Stefano da Putignano, su questa scultura, una tela riproducente un episodio della vita di S. Domenico, segue una tela raffigurante Gesù Bambino benedicente. Si incontra qui una porta murata che un tempo metteva in collegamento la chiesa al monastero. Chiude la navata sinistra una scultura di S. Pietro Martire da attribuire ancora a Stefano da Putignano. Gli altari sono in pietra calcarea dipinti da Tommaso Gravela.

Sulla porta della sacrestia, vi è la tela raffigurante l’Estasi di Santa Caterina da Siena.

Sulla parete di fondo una grande tela con il Miracolo di Soriano di Giovanni Donato Oppido. Anche sull’altare che segue vi è una tela di Oppido riproducente L’Apparizione del Crocifisso a S. Tommaso d’Aquino. Proseguendo sulla navata destra, si incontra la statua di S. Domenico e una bella acquasantiera con l’immagine di S. Domenico.

Dopo la cappella del SS. Rosario, vi è l’altare della famiglia Persio sormontato da una tela di Domizio Persio con la SacraFamiglia, ancora più avanti un affresco che raffigura la Visitazione e nei pressi della porta di ingresso, il sarcofago di Orazio Persio.