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San Giovanni Battista

san giovanni battista matera

Per molto tempo quattro sono state le parrocchie della città: la Cattedrale, San Pietro Caveoso nel Sasso Caveoso, San Pietro Barisano nel Sasso Barisano e San Giovanni Battista.

La parrocchia di San Giovanni Battista aveva in principio un’altra sede diversa dall’attuale, sita nel Barisano in via Fiorentini, dove è rimasta fino al 1695. Al tempo la città attraversava una fase di rinnovamento e poiché la vecchia sede era ricavata nella roccia e pertanto molto umida, e migliorare tali condizioni risultava un’impresa tanto ardua, si decise piuttosto di trasferire anch’essa, così come stava accadendo per molte, in una chiesa costruita. Si prese in considerazione di trasferire la parrocchia nella chiesa di Santa Mariala Nuovaai Foggiali da tempo abbandonata.

chiesa san giovanni battista

Mons. Andrea, al ritorno da uno dei suoi viaggi in Oriente, portò a Matera alcune monache, in un primo momento fatte alloggiare nel monastero di Madonna delle Virtù, poi in quello agostiniano. Sembra che proprio da questo primo nucleo di Santa Maria d’Accon sarebbe stato dato alla chiesa impropriamente il titolo di Santa Maria delle Nove (ola Nuova).

Ma le monache giunsero a Matera solo nel 1220, mentre alcuni scritti riportano notizie sulla presenza della chiesa di Santa Mariala Nuovagià a partire dal 1204 e che era possesso benedettino. Pertanto forse, quando i benedettini hanno lasciato chiesa e cenobio, l’arcivescovo Andrea ha potuto cedere alle monache gli ambienti.

Le monache, quindi, decisero di costruire un nuovo tempio che fu ultimato nel 1233 circa e fu da loro occupato fino alla fine del 1400.

Quando la parrocchia di San Giovanni Battista si trasferì in questo edificio, furono avviati i lavori di ristrutturazione che ne cambiarono un po’ l’aspetto. Furono annessi, per sostegno, alla parte posteriore la cappella del SS. Sacramento (oggi dei SS. Medici), a quella anteriore un placcaggio che ha completamente modificato la bella e armonica facciata romanica, della quale si è dovuto eliminare qualche elemento decorativo diventato ormai di troppo.  In alto fu costruito un campanile a vela, dietro il quale è stato collocato l’angelo che un tempo reggeva il rosone e poi trasferito.

Alla fine del 1700 vi furono altri interventi di restauro che però alterarono ancora di più la struttura originaria; a questo periodo risale il rifacimento delle volte che da sesto acuto divennero a vela.

Successivamente (inizi 1900), la parrocchia fu affidata a da Don Marcello Morelli, che se ne presa cura e lavorò affinchè la chiesa tornasse al suo aspetto originario. Furono infatti eliminati gli intonaci e le aggiunte che si erano accumulate con il tempo e tornarono a splendere le colonne, i capitelli, i matronei; per l’occasione fu fatto realizzare, da un abile scultore di marmo del tempo, un battistero con la statuetta di San Giovanni Battista in bronzo.

L’aspetto oggi, nonostante i deturpamenti avvenuti nel corso del tempo, è piuttosto armonioso e piacevole a guardarsi.

All’esterno, nonostante il placcaggio settecentesco, è ben visibilela PortaParva, riccamente decorata secondo il gusto dell’epoca, (spiccano le sei testine femminee sull’architrave), si scorge il rosone e il piccolo campanile a vela.

Sul retro, si trova la finestra absidale finemente arabescata e sormontata da un suggesto su due mensoloni: in alto la scultura dell’Arcangelo e ai lati le figure di elefanti, di matrice puramente bizantina.

capitello san giovanni battista matera

L’interno si presenta a tre navate, divise da otto pilastri quadrangolari, cui sono addossate semicolonne da cui partono gli archi che compongono le volte che, nella navata centrale (più alta) sono a vele, in quelle laterali, a crociera. I capitelli, di grande interesse, si rifanno a temi tipicamente romanici, con motivi floreali, vegetali e a volte figurativi.

Di fronte all’ingresso, si apre la cappella settecentesca dedicata ai SS. Medici, con le statue dei santi del XIX sec. e sulla parete di fondo una tela riproducente San Cosimo e Damiano, la Madonna con Bambino, San Biagio e Angeli di Vit’Antonio Conversi; nella navata sinistra un altare sormontato da una tela raffigurante la Madonna delle Nove con Bambino che stringe nella mano un cartiglio (XV-XVI sec.) e sulla cimasa la scultura di un’Annunciazione di Altobello Persio; a sinistra dell’abside la scultura di una Deposizione (XIX sec.) e in fondo alla navata destra il battistero in marmo.

La chiesa, sia pur piccola e angusta, per effetto anche della poca luce che filtra all’interno, resta uno dei più belli e completi complessi architettonici della città.