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Storia dei Sassi di Matera

Le prime testimonianze di vita a Matera, come nel resto della regione, risalgono al Paleolitico Inferiore e, più precisamente, a circa 400.000 anni fa. A circa 4 km dalla città la Grotta dei Pipistrelli ci restituisce tracce di frequentazione umana attraverso i numerosi e vari reperti risalenti al Paleolitico Superiore, rinvenuti in quella che è la più grande di tutte le cavità carsiche presenti lungo la Gravina. 

Tuttavia, è solo in epoca Neolitica (la cui espressione più compiuta in territorio materano è attestata dal V millennio) che gli insediamenti umani presenti nel territorio materano iniziano ad occupare un’area piuttosto estesa e a testimoniare una forma di vita più complessa: risalgono a questo periodo i 13 villaggi trincerati (Serra d’Alto 1-2-3, Murgecchia, Murgia Timone, Trasano, Trasano Masseria, Trasanello cementificio, Trasanello Incompleto, Verdesca, Tirlecchia 1-2-3) rinvenuti durante le ricerche condotte a partire dalla fine dell’800- inizi ‘900 da Domenico Ridola, un medico materano con una spiccata passione per l’archeologia, che per primo comprese quale fosse la funzione degli scavi che cingevano i villaggi, vere e proprie opere di difesa e non, come ritenevano in molti, fosse di scarico o, addirittura,  antiche vie di comunicazione.  Tale concentrazione di villaggi testimonia un forte incremento demografico con il passaggio da una vita nomade, legata alla caccia e alla raccolta di frutti spontanei, ad un’economia di produzione basata sull’allevamento e sull’agricoltura che andò ad affiancare, se non a sostituire, la precedente economia di sussistenza.

Forse già a partire dal Neolitico, certamente durante l’Età del Ferro, ebbe inizio la frequentazione dei siti d’altura su quel versante della Gravina su cui sarebbe sorta la città storica, ed in particolare sulla Civita. I dati a disposizione, legati essenzialmente agli scarsi se pur significativi rinvenimenti archeologici, consentono comunque di ipotizzare che, almeno in una fase iniziale, si trattasse della semplice presenza di gruppi di individui provenienti dai villaggi agricoli diffusi sull’altipiano murgico. Solo in seguito la Civita, con la sua posizione privilegiata, quale sito d’altura isolato e capace di garantire il controllo di tutto il territorio circostante, avrebbe conosciuto un sempre più cospicuo popolamento sino a divenire il nucleo attorno al quale sorgerà la città odierna.

Per l’epoca greca e romana la documentazione in nostro possesso è piuttosto scarsa; Matera non sembra non avere una grossa rilevanza all’interno della regione, ma non è da considerarsi nemmeno “luogo periferico”, anche rispetto alle principali vie di comunicazione presenti nel territorio.

Assai più cospicui i documenti riguardanti il periodo medievale. È a partire dal IX secolo che la città viene ad assumere forme meglio definite; la parte più consistente dell’abitato si sviluppa sulla Civita, mentre nelle due vallette che sorgono ai suoi piedi sono presenti nuclei abitati, casali di campagna che, con il passare dei secoli e per la tendenza degli abitanti ad avvicinarsi, per ragioni di sicurezza, alla città, sarebbero divenuti veri e propri rioni: i Sassi. Matera condivide una tendenza che è propria della maggior parte dei centri abitati del tempo i quali sorgono, per ragioni di sicurezza, su siti d’altura. La Basilicata, come il resto del meridione, dopo il crollo dell’Impero Romano diviene teatro di battaglia tra popoli in lotta per il domino di questi territori: Goti e Bizantini, e poi Longobardi e Saraceni. Solo con l’affermarsi dei Normanni nel Meridione Matera conosce un momento di relativa stabilità politica; ma l’epoca normanna è anche quella in cui il feudalesimo fa il suo ingresso nella regione per continuare la propria diffusione anche durante l’epoca sveva.           

Sotto il profilo urbanistico già nel XII secolo i due poli (Civita e Sassi) intorno ai quali la città viene a costituirsi, mostrano i primi segni di integrazione. Con il XIII secolo, sotto la dominazione angioina, la Civita conosce una vera e propria riqualificazione urbana con l’edificazione della cattedrale (ultimata nel 1270), del monastero di Sant’Eustachio e del Castrum (quest’ultimo fu abbattuto nel corso del XV secolo per lasciar posto alle residenze delle più facoltose famiglie dell’aristocrazia; ne rimane un ricordo nel nome del sito, oggi chiamato Castelvecchio).  Nello stesso periodo nei Sassi si assiste ad un certo sviluppo demografico e, di conseguenza, abitativo; cresce il valore economico e sociale delle “grotte” e i pianori ai bordi dei Sassi vengono occupati. Questo sviluppo della città in un’area extrameniale è la premessa per la successiva espansione della città nel corso dei secoli XIV e XV.

Dal punto di vista politico Matera, che all’inizio del Trecento risulta inserita nel Principato di Taranto, durante i secoli XIV e XV vede la sua storia segnata dall’intermittente dipendenza dal governo feudale (numerose dinastie di signori si alternano alla guida della città dopo i principi di Taranto, dai Del Balzo ai Sanseverino) e dal governo regio. Va detto che Matera, a lungo sotto l’influenza delle città costiere della Puglia, ha sempre oscillato tra la prevalente vocazione agricolo - pastorale della Lucania e la vocazione mercantile delle città pugliesi; tuttavia, dopo il Trasferimento della Regia Udienza di Basilicata a Matera nel1663 ed il conseguente spostamento della città in una nuova provincia, il flusso dei traffici commerciali con la Puglia diminuirà, con la conseguente contrazione delle attività produttive ed artigianali legate appunto al commercio.  

In epoca Aragonese (XV-XVI secolo) la città è dotata di un sistema difensivo più ampio, per ragioni fiscali legate al pagamento del dazio; significativa l’espansione edilizia che inizia ad interessare anche il Piano, dove notevole importanza assume Piazza Maggiore (successivamente chiamata Piazza Sedile). I Sassi appaiono ormai ben articolati al loro interno, con l’organizzazione in pittagi e vicinati (anche se tali articolazioni sono testimoniate, per quanto ad uno stato “embrionale, già in alcuni documenti dell’ XI secolo); nasce un nuovo rione, il Casalnuovo, per ospitare dapprima i profughi albanesi giunti alla metà del Quattrocento in fuga dall’Albania occupata dai Turchi ottomani, e poi gli Ebrei giunti sul finire del secolo dalla Spagna allora governata da Ferdinando il Cattolico ed Isabella di Castiglia.  Pur tuttavia non vi è ancora la “densità abitativa” che conosceranno nei secoli successivi; questo dato risulta chiaramente dal numero delle grotte di gran lunga superiore a quello delle case palaziate (case costruite al di sopra di un nucleo grottale e del suo prolungamento in conci di tufo, detto lamione).

Nel secolo successivo l’importanza della Piazza Maggiore cresce: nella seconda metà del Cinquecento vi vengono edificati il Palazzo del Sedile (ovvero la sede del Municipio), il Palazzo del Governatore e le Carceri. Nuova importanza assume Via dei Boccieri (l’attuale via delle Beccherie) che partendo da Piazza Sedile si sviluppava lungo il pianoro prospiciente il Sasso Barisano.  La presenza abitativa nei Sassi cresce e inizia a definirsi il sistema viario dei due rioni.

Durante il XVII secolo inizia a crearsi una frattura in quel rapporto integrato tra la “parte alta” della città ed i Sassi. Il Piano continua la sua espansione: con la costruzione del seminario (si tratta di Palazzo Lanfranchi ultimato, nel suo impianto originario, nel 1672) si sviluppa una nuova arteria, che collega il Seminario a Piazza Sedile (si tratta dell’attuale via Ridola). Nel 1663 la Regia Udienza di Basilicata, come accennato prima, viene spostata a Matera (con il conseguente trasferimento della città in Basilicata; Matera infatti, sino a questa data, apparteneva alla Terra d’Otranto), insieme al Tribunale ad essa connesso. La nuova classe di funzionari presente in città individua nel Piano la sede idonea all’edificazione delle proprie residenze, andando a caratterizzare la zona in senso spiccatamente borghese. I Sassi, per quanto non totalmente estranei a questo processo di crescita ed espansione (sul finire del Cinquecento venne costruito il monastero di Sant’Agostino, nei pressi del punto di accesso al Sasso Barisano), vedono l’inizio di un processo degenerativo, rispetto alla qualità della vita, che si dimostrerà irreversibile. 

Il XVIII secolo si apre con una serie di eventi che portano alla fine del dominio aragonese nell’Italia meridionale; gli austriaci fanno la loro comparsa nella penisola tentando di affermarvi il proprio dominio. Dopo una serie di scontri dagli esiti alterni, nel meridione si affermano i Borbone, una casa reale francese che si era insediata sul trono di Spagna all’inizio del Settecento. Sembra che il popolo materano abbia accolto di buon grado il nuovo sovrano Carlo di Borbone in visita alla città il 17 Gennaio 1735, tanto che, dopo la sua partenza, la cittadinanza eresse in Piazza sedile una statua equestre in suo onore (salvo poi demolirla, nel Febbraio del 1799, sotto la spinta dell’entusiasmo generato dalla proclamazione della Repubblica Partenopea nel Gennaio dello stesso anno, dopo dieci anni dallo scoppio della Rivoluzione in Francia. Anche la parentesi repubblicana sarà tuttavia piuttosto breve, perché già nel Marzo successivo, alla notizia che il cardinal Ruffo, con il suo esercito Sanfedista, era sbarcato in Calabria e si dirigeva alla volta della Basilicata deciso a restaurare la monarchia, il popolo materano prontamente tradì la causa repubblicana).

Per quanto attiene Matera, nel corso dell’Ottocento il divario, se non la contrapposizione, tra Sassi e Piano si fa ancora più evidente. Le abitazioni all’interno dei due Rioni si moltiplicano; di conseguenza le condizioni abitative peggiorano notevolmente, conferendo al “vivere in grotta” un carattere di diversità, di alterità. È questo il periodo in cui vengono sconsacrate molte delle chiese rupestri, che iniziano ed essere usate come abitazioni o depositi. Cresce di pari passo l’importanza delle chiese presenti sul Piano, il cui perimetro urbano subisce  nuove variazioni. Sorgono nuove abitazioni che si ergono, quasi a volerne occultare la vista , sui margini superiori dei Sassi escludendone la partecipazione alla vita della città. Da questo momento in poi esisteranno come due città distinte.

Matera, ormai identificata con il Piano e le sue propaggini, conoscerà vicende alterne sotto il profilo storico-politico, vedendo notevolmente ridimensionati il proprio ruolo e la propria importanza all’interno della regione. All’inizio del XIX secolo la regia Udienza di Basilicata viene trasferita a Potenza. Una sorta di punizione inflitta alla cittadinanza per la fedeltà mostrata nei confronti della monarchia borbonica all’indomani della proclamazione della Repubblica partenopea nel 1799. È un duro colpo per la città che è improvvisamente privata delle sue funzioni politico-istituzionali. Nell’assenza di un referente politico, come spesso è accaduto nella storia, l’unico riferimento per la popolazione era l’autorità religiosa. Nella generale situazione di crisi i soli a veder crescere il proprio potere furono gli enti ecclesiastici, i maggiori proprietari terrieri del tempo. Accanto a loro un esiguo numero di grandi latifondisti e medi latifondisti, nonché alcuni bracciali. Tutti gli altri erano contadini e braccianti che conducono una vita ai limiti della sopravvivenza; la quasi totalità vive nei Rioni Sassi. È  proprio nel corso dell’Ottocento che le condizioni di vita all’interno dei due rioni divengono drammatiche configurandosi, in tutta la loro evidenza (assenza di luce, acqua e rete fognaria), come un problema di difficile soluzione.

Dal punto di vista politico-sociale la storia di questo secolo, sino all’Unità d’Italia, è improntata dalla questione sociale, dal profondo divario esistente tra le diverse aree sociali, la ricca borghesia, i latifondisti, i funzionari del regno da una parte e il popolo contadino dall’altra. I moti rivoluzionari del ’20-’21 e poi del 1848, pur guidati da elementi in prevalenza borghesi, vedono il massiccio coinvolgimento del popolo che, pur estraneo a qualsiasi consapevole prospettiva di rinnovamento politico e sociale, crede che lo stravolgimento della situazione economica consentirà finalmente di rivendicare quella terra, che possa loro consentire di sottrarsi ad una vita di stenti e di miseria. Purtroppo i moti rivoluzionari non seppero farsi interpreti della questione agraria né apportare significative trasformazioni sociali. Cosi all’indomani della sua proclamazione (avvenuta il 17 Marzo 1861) il neo nato Regno d’Italia si trova ad affrontare una sempre più complessa“questione meridionale”, aggravata dalla diffusione, nel periodo post-unitario, del brigantaggio. Nato con un carattere prevalentemente economico, perché finalizzato ad ottenere la tanto anelata spartizione delle terre, finì per divenire una forma di “delinquenza comune”: il lucano Giustino Fortunato lo definì «un movimento spontaneo, storicamente rinnovantesi ad ogni agitazione, ad ogni cambiamento politico, perché sostanzialmente di indole primitiva e selvaggia, frutto del secolare abbrutimento di miseria e di ignoranza delle nostre plebi rurali».

 

Le cosiddette “plebi rurali” a Matera affollano i due rioni pietrosi, creando un “sovraffollamento” che per forza di cose compromette irreversibilmente le già precarie condizioni di vita. Già ai primi del Novecento le istituzioni manifestano il loro interesse per la questione Sassi. E’ del 1902 la visita in città dell’On. Zanardelli, allora Presidente del Consiglio, a seguito del discorso tenuto alla Camera dei Deputati, nel Giugno dello stesso anno, dal deputato lucano Michele Torraca, che aveva denunciato più in generale le piaghe della regione, non ultima l’emigrazione che temeva avrebbe ridotto la Basilicata una terra desolata. Esito della visita del Presidente Zanardelli è la Legge speciale n. 140 del 31 marzo 1904, che prevedeva interventi di risanamento in tutta la Regione. Purtroppo nei vent’anni previsti per la sua attuazione la legge non diede esito alcuno. Nel 1948 Palmiro Togliatti, leader del partito Comunista Italiano, in occasione della sua visita a Matera, definisce i sassi “vergogna nazionale”. Ma bisognerà  attendere il dopoguerra perché vengano presi i primi concreti provvedimenti. Con la prima legge speciale (legge n. 619 del 17 maggio 1952) ha inizio lo sfollamento dei Sassi. Ci vorranno altre leggi e più di un ventennio per completare lo “svuotamento” dei due antichi Rioni e per assistere ad un più organico tentativo di risanamento.

Nel 1993 i Sassi ed il Parco archeologico storico e Naturale delle Chiese Rupestri del materano (istituito nel 1990) divengono Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dopo esser stati definiti “vergogna nazionale” i Sassi si vedono riconosciuta la loro dignità di “paesaggio culturale”, manifestazione quanto mai chiara della capacità dell’uomo di adattarsi ai caratteri morfologici di un territorio apparentemente aspro e povero di risorse naturali. Testimonianza di una civiltà scomparsa, quella rupestre,  e insieme unico sito al mondo abitato, senza soluzione di continuità, dal Paleolitico ad oggi. Qui è racchiusa la magia di questo luogo incantato.